VIVA!

VIVA!

La basi sull’acqua signori, le basi. 

Una breve lezione perché non siate mai impreparati!

Anzitutto per non sbagliare, non si sa mai, ascoltiamo i vecchi adagi: “mai brindare con l’acqua”, e chi siamo noi per discostarci dalla saggezza antica? 

Qui si aprono un mare di ipotesi, non di vino purtroppo: sembra che in un antico manuale della Marina Americana del 1896 siano riportate delle interessanti regole.

Si tratta di un vademecum di buone maniere per gli appartenenti al corpo della Marina, in cui c’era una speciale sezione dedicata proprio alle regole del brindisi!

Anzitutto era specificato che era improprio fare un brindisi con l’acqua, ed infatti tutti i bicchieri per l’acqua venivano rimossi temporaneamente dal tavolo al momento del brindisi, che meraviglia, e pensate al risparmio di acqua.

Anche gli astemi erano tenuti a partecipare, e potevano semplicemente accostare le labbra al bicchiere, rigorosamente di Porto… ma siamo certi che qualche buon amico degli astemi in questione si sarà sacrificato per la causa.

Un altro detto marinaio vuole che chi brinda con l’acqua muoia per annegamento…che non sia mai!

Una versione più storica vuole che nell’antica Grecia i brindisi con l’acqua fossero la regola per accompagnare le anime dei defunti verso miglior vita…nel dubbio meglio evitare brindisi accompagnatori.

Un’altra spiegazione, sempre legata a quei simpatici beoni della Marina (inglese stavolta), vuole che in un momento in cui la Monarchia Inglese era sopraffatta da Oliver Cromwell nel 1600, i militari della Marina attaccati alla Corona avessero scelto un brindisi inusuale per protesta: portavano il calice di vino oltre il bicchiere di acqua, simulando un metaforico attraversamento del Canale della Manica, oltre al quale si trovava il loro Re in esilio, in segno di saluto e rispetto. Le forze antimonarchiche proibirono così il brindisi prima che l’acqua venisse tolta dai tavoli e l’acqua fu bandita dai brindisi.

Insomma l’acqua non aveva buona fama.

E anche il rito del brindisi ha le sue regole storiche.

Anzitutto perché accostiamo i calici quando festeggiamo?

In realtà l’origine del gesto è meno divertente di quel che si crede: si dice fosse usanza nell’antica Roma urtare le coppe colme di vino per fare in modo che le gocce della bevanda si riversassero tra bicchieri diversi, ed in questo modo evitare avvelenamenti indesiderati da ospiti poco simpatici, sembra che fosse di moda avvelenare il prossimo mettendo qualche sostanza nelle coppe.

Ma anche l’espressione “alla salute” è antica: nella Grecia classica veniva usata dal padrone di casa che beveva per primo, così da rassicurare gli ospiti (insomma anche ai miti Greci piaceva avvelenarsi…).

Insomma dovreste farlo anche voi quando i vostri ospiti non sono sicuri che il vino che offrite sia ottimo. 

Quindi ora che sappiamo le regole basilari (di fatto, niente al di sotto dei 10 gradi) solleviamo il calice e brindiamo!

“Cin cin” ha origini cinesi: ha un suono onomatopeico e significa “prego prego”, lo usavano i marinai (ma quanto bevevano questi lupi di mare?) in forma di scherzoso, ma cordiale, saluto.

Prosit è un vero augurio latino: “ ti faccia bene”, e quale migliore augurio?

“Viva!” è l’esclamazione che ci piace di più, un inno di gioia e di esultanza che regala buonumore.

“Mabuhay”: in filippino significa “evviva”, “salute”.

A Madrid potreste incappare in un folkloristico ““Arriba, abajo, al centro y pa dentro”, facile no?

In Svezia e Danimarca è praticamente obbligatorio guardare la persona con cui si brinda negli occhi e dire “Skål!” (“skol”) che significa “coppa”, mentre in Finlandia si dice “Kippis”.

Nei paesi balcanici dovrai pronunciare “Ziveli” (“ziveli”) ovvero “Viviamo a lungo”, mentre in Albania dovrai dire “Gesuaz” (“Ghesuaz”) e cioè “Gesù”.

Chudiamo con un internazionalissimo “cheers” a tutti.


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